Michael Fassbender: ritratto di un divo

Dal lontano 2001, anno in cui gli si presenta l’allettante offerta di recitare in un ruolo secondario  nel serial HBO-BBC Band of Brothers – Fratelli al fronte, prodotto da Tom Hanks e Steven Spielberg, Michael Fassbender   l’attore tedesco naturalizzato irlandese non si è più fermato.

Un ruolo dopo l’altro,  tutti da protagonista o  co-protagonista con registi di  grosso calibro.

Una filmografia ricca di titoli, con un variegato mix di generi che spaziano  dall’action-movie al dramma, dal western alla fantascienza, rivestendo di volta in volta i panni del supereroe, dell’androide, dello psichiatra o dell’amante appassionato.

Fare un elenco completo  dei film a cui Fassbender ha partecipato sarebbe troppo lungo e dispendioso, mi limito a citarne alcuni, quelli che secondo me hanno caratterizzato la bravura e la versatilità dell’attore.

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Hunger, regia di Steve McQueen (2008)

Scarno, crudo, minimal  Hunger è  la prima grande prova attoriale di Fassbender, che  con la forza di un corpo smunto ed emaciato mette in scena  la vita  di Bobby Sands, leader del movimento dell’IRA, che detenuto nel carcere di Maze, a Long Kesh in Irlanda del Nord, condusse uno sciopero della fame, come forma di protesta contro il duro regime carcerario.

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Bastardi senza gloria (Inglourious Basterds), regia di Quentin Tarantino (2009)

Convincente nella parte dell’infiltrato Archie Hicox, un tenente inglese membro della squadra dei Bastardi, che agisce con pacata freddezza calandosi nei panni di un impeccabile ufficiale nazista, cercando in questo modo di colpire e destabilizzare i piani del nemico.

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Jane Eyre, regia di Cary Fukunaga (2011)

Perfetto nella parte  del sig. Edward Fairfax Rochester, cupo e scontroso, incline all’irascibilità, poi disponibile alla passione e all’amore. Epico quando  grida a gran voce il nome Jane! Jane! credendo, a torto, di non rivedere mai più la sua giovane amata.

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Shame, regia di Steve McQueen (2011)

In questo film si mette letteralmente a nudo, dando corpo e anima a Brandon Sullivan, un giovane manager schiavo del sesso,  costantemente soggiogato da irrefrenabili  pulsioni sessuali, che nonostante gli sforzi profusi  non riesce a dominare.

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12 anni schiavo (12 Years a Slave), regia di Steve McQueen (2013)

In questa pellicola, si cala nei panni di Edwin Epps  padrone di una piantagione di cotone nel sud della Georgia nonché schiavista disumano ed intollerante, con inaspettati e rari slanci di umanità. Fassbender è bravissimo a sottolineare quanto questo personaggio sia la personificazione vivente del male, in cui violenza e abusi sono alla base di una  personale filosofia di vita, basata sulla supremazia dell’uomo bianco, a cui è permesso il  dominio assoluto e totalitario su ogni cosa.

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Macbeth, regia di Justin Kurzel (2015)

Eccelsa interpretazione dell’attore che comunica con la sola forza dello sguardo le mille sfaccettature  della controversa personalità di Macbeth: da valoroso condottiero a spietato assassino, da arrampicatore assetato di potere a tiranno arrogante e cruento.

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X-Men – Apocalisse (X-Men: Apocalypse), regia di Bryan Singer (2016)

In questo ennesimo appuntamento degli X-MEN, cambia nuovamente registro,  coniuga forza e debolezza, inquietudine e sofferenza, destreggiandosi con la consueta disinvoltura. Come Erik Lehnsherr è  un uomo  triste e addolorato per l’uccisione di moglie e figlia,  poi, come Magneto si trasformerà in spietato vendicatore in cerca di pace e di vendetta.

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4 pensieri su “Michael Fassbender: ritratto di un divo

  1. Sono perfettamente d’accordo con la tua presentazione 🙂 fassbender è anche uno dei miei attori preferiti. Ho visto tutti i film che citi tranne l’ultimo x men e hunger, ma immagino sia stato superlativo come sempre. Invece mi chiedevo a quali momenti facessi riferimento quando Parli dei Rari e inaspettati momenti di umanità nel personaggio di 12 anni schiavo, forse alla passione che prova per il personaggio interpretato da lupita nyongo? Xke io l’ho trovato davvero spietato 🙂 un saluto a presto! 🙂

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    • Si l’umanità che descrivo è l’amore per la schiava, un amore che cerca di contrastare in tutti i modi portando sempre in primo piano il suo essere disumano anche di fronte al più nobile dei sentimenti. Ciao, ciao

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